SummerZoom 2010 – Hrvatska Isola di Brac e Bosnia-Erzegovina

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Nuovo resoconto di viaggio di ROBERTO, PORDENONE
ESTATE 2010 Hrvatska Isola di Brac – Bosna I Hercegovina – Mostar – Medugorje
24-25 luglio: Viaggio di andata. Split – Postira Il Grande Fuoco dei Punti Verdi quest’anno è stato uno dei migliori: bravi tutti dai nanetti dell’asilo ai boss, vivaci e simpatici come sempre. Don Giorgio in grande spolvero e Don Andrea emozionato e visibilmente soddisfatto per la gran fatica. Un bel caldo, in oratorio, in tutti i sensi, ma volti felici e sereni e a mezzanotte tutti a nanna. La mattina della partenza sveglia alle 4 e mezza con cielo coperto con evidenti segni di temporale verso le montagne. Pochi i preparativi rimasti dalla sera prima, fugace colazione, doccia e via alle 5:25 con la preoccupazione del traffico del Lisert e del confine. Invece poco traffico e subito a Palmanova la segnalazione di 6km di code. Decidiamo per Gorizia, memori delle indicazioni di Francesca C., “bisiacca” DOC. Già sul confine piove ma quello che ci attende subito dopo è un autentico uragano di vento, acqua e grandine sottile. Ci fermiamo in un parcheggio coperto di una grande azienda: scendo per sgranchirmi ma mi ritrovo con l’acqua alle caviglie! Sfondando con l’inarrestabile Navara il muro d’acqua corriamo – insomma navighiamo! – per una quarantina di chilometri fino a Postumia dove finalmente si intravedono squarci di sereno nella preoccupazione di aver allungato il tragitto e di trovare code alla dogana. Invece nulla di tutto ciò: alla fine scopriremo di aver fatto circa 30 km in meno del miglior percorso Via-Michelin e alla dogana non abbiamo perso più di 5 minuti. Con la pioggia che ci accompagna con minore intensità fino a Rijeka saliamo in autostrada senza poter correre troppo per l’intenso e disordinato traffico. Quando arriviamo in vista del mare il paesaggio cambia completamente e da verde e coltivato diventa grigio quasi lunare con frequenti macchie di bassa vegetazione e scarsissimi segni di abitazioni. Passiamo a fianco del parco nazionale delle isole Koronati (le famose “Incoronate”di veneziana memoria): l’arcipelago è costituito da centinaia di minuscole isole quasi tutte disabitate. Un paradiso per gli amanti della barca! E difatti si vedono panfili enormi e yacht ricchissimi sulle tante rade. Usciti a Sibenik per fame e per cominciare a farsi un idea della costa dalmata ci fermiamo in una piazzola ombreggiata dell’entroterra: sbraniamo tutto quanto accompagnati da un caldo africano a dal canto assordante delle cicale. Senza saperlo questa sosta ci è costata la partenza del traghetto delle 15 ma poco male visto dobbiamo attendere poco più di un ora e concediamo così ad Ivana la facoltà di fare passerella con occhialoni alla guida del fuoristrada nero, raccogliendo anche diversi e lusinghevoli apprezzamenti. Il passaggio in un traghetto assai affollato dura circa un’ora e fa affiorare la stanchezza del viaggio: si dorme sul ponte a bocca aperta anche perché anche se molto bello il tragitto è un poco monotono. Supetar (la veneziana Spatara) ci accoglie con un lunga fila di taxi e tanti locali con il cartello in mano indicante la possibilità di alloggio. Ci instradiamo subito per una tortuosa strada tra i pini marittimi che ci ricorda molto l’arrivo in Corsica di due anni fa e dopo pochissimi chilometri siamo già a Postira dove ci aspetta l’Ing. Matulic che ci ha già chiamato al telefono due volte per capire dove eravamo. Con l’aiuto di un gentilissimo signore anziano (che chiama perfino con il suo telefono per conto nostro!) troviamo la via della villa ma veniamo catturati da un’altra famiglia che aspettava altri italiani! Chiarito l’equivoco troviamo finalmente il gentile Niksa che ci mostra la casetta, raccoglie i documenti e incassa il dovuto (per la cronaca e la memoria 60 € al giorno più 2 per gli adulti di tassa di soggiorno). Bagno sugli scogli con le maschere e le pinne a 50 metri dalla nostra villa, tramonto e dopo un bella pastasciutta in veranda, Guido si ! addormenta e Roberto e le piccole vanno in centro per il lungo mare. Postira non è troppo vivace, ma ci sono diverse cose interessanti: su tutte i bacari che su tavolacci di legno invitano a mangiare gustosi piatti di pesce fresco ad un prezzo decente. Ci addormentiamo in un fresca notte sognando fondali azzurri ricchi di pesci e acque calde ed accoglienti. Stamattina ho fatto un giro in bici: peccato averne solo due. Ci sono tante stradine bianche che attraversano e circumnavigano l’isola di Brac(Brazza in veneziano), la quale è sicuramente grande almeno quanto l’Elba. Ogni chilometro circa c’è una baia più o meno solitaria. Fa molto caldo ma il venticello teso e il clima secco rendono ideale la vacanza. Ci sembra incredibile di aver passato quei muri di acqua vicino a Postumia: ad un certo punto il termometro segnava 15 gradi. Ieri nel piazzale dei traghetti di Spalato segnavano 42! A proposito di viaggio: arrivare qui è lungo 600 km esatti ma durano molto di più di quello che sono. Ottima scelta si è rivelata quella del valico di Villesse. Oltrepassata la Casa Rossa in centro a Gorizia si seguono le indicazioni per Postumia: da lì si scende per belle e tortuose strade verso Rijeka. I paesaggi sono molto alpini, quasi carinziani ma di superare i 60 non se ne parla. Al valico i controlli sono sbrigativi po! i si va subito in autostrada: è bella e nuova a lunghi tratti a tre corsie, ma il traffico è preoccupante e fastidioso per l’indisciplina in particolare delle auto con il simbolo HR, raramente ci si avventura a superare i 100. Per assaggiare un po’ di costa dalmata, e per mangiare al sacco all’ombra, siamo usciti a Sibenik, circa 90 km prima di Split. Ne valeva la pena, ma anche così i tempi si allungano. Infine l’attesa al traghetto e il viaggio (275 kune in 5 compresa la macchina): alla fine siamo partiti alle 5:30 e siamo arrivati a Postira alle 18. 12 ore! Trascorse però abbastanza velocemente. Villa Greta è un bella casetta a due piani a trecento metri dal centro di Postira. Le stanze sono grandi e non manca nulla: aria condizionata, tele col satellite (solo canali tedeschi e locali), internet WIFI, impianto stereo, grill, stanze grandi e soprattutto una bellissima veranda coperta da vite americana rivolta al tramonto. Peccato che la casetta di fronte non permetta di vedere il mare da seduti se non uno squarcio che ci fa riconoscere il porto di Split, ma vorrebbe dire essere proprio incontentabili! Il signor Matulíc, il padrone di casa che sta al piano superiore parla bene l’ inglese, la signora Greta ci ha portato cetrioli e pomodori del suo orto. Sono persone di mezza età, distinte ed eleganti. Si comincia alla grande! Dopo una abbondante colazione in veranda con yogurt e miele locali comprati al vicinissimo Konsum, ci prepariamo per il primo bagno di sole: con due biciclette e tre pedoni si sta poco a portare il necessario alla spiaggetta che ho scoperto stamattina: la chiamiamo subito “baia dei gabbiani” per la presenza insolitamente numerosa e gracidante dei cugini di Jonathan. I ragazzi preparano un graziosa dimora per paguri e granchi che popolano le rive sassose. Ci accorgiamo di avere tutta l baia per noi e poi scopriamo forse il perché: l’acqua è gelida! Forse ci sono delle correnti, più facilmente delle sorgenti di acqua dolce in mare: fattostà che è impossibile stare in acqua a lungo. Scopriamo che il lato sinistro della baia è più caldo, ma ormai è troppo tardi. Rientriamo per una clamorosa grigliata di spiedini e pancetta: abbiamo portato con noi il grill elettrico, buona idea!
Fa caldo e l’abbuffata concilia il sonno. Magica dormita fino alle cinque, mi sveglio convinto sia mattina e comincio a farmi la barba fra le risate fragorose del resto della famiglia. Però siamo anche belli rossi e desiderosi di acque calde così optiamo per la vicinissima ed affollata spiaggia di sassi: il bagno dura a lungo e i fondali sono ricchi di pesci. Rimaniamo finché il sole non si nasconde dietro al promontorio ed anche oltre. Il vento è molto teso e dopo una giornata di sole fa quasi freddo. Dopo la doccia decidiamo per la cena di pesce al Bracera, il primo bacaro utile: di solito si cena all’aperto, ma il vento rende impossibile la deliziosa scena. Molto gentili quanto
lenti! Bisogna armarsi di santa pazienza: cominciamo a mangiare alle dieci tra sbadigli, calamari fritti e alla griglia e cozze. Io, Guido e Sofia apprezziamo molto, Ivana e Arianna un poco meno,ma sul piatto non rimane nulla! Molto buono il vino bianco sfuso locale. Scoprire che riusciamo a far funzionare internet sul nostro vecchio e indistruttibile iBook di 9 anni e andare a dormire è un tutt’uno. Buonanotte!
























